La grotta

Inquadramento Culturale

Grotta di Fumane si inserisce a pieno titolo nel vivacissimo dibattito scientifico sull’Uomo di Neandertal, la sua estinzione e la diffusione dei primi uomini anatomicamente moderni. Le scoperte avvenute nel sito veronese e la loro pubblicazione su scala internazionale stanno apportando importanti contributi sulla biologia, la vita sociale, la sussistenza e il comportamento anche simbolico delle due specie umane. Le testimonianze relative al comportamento neandertaliano messe in evidenza dal diverso contenuto archeologico della successione stratigrafica sono varie e di diverso significato economico e culturale. La grotta assume un grande interesse, dato che consente di capire come questa specie umana, così bene adattata agli ambienti glaciali del norditalia, disponesse di un ventaglio di conoscenze tecniche che deriva evidentemente dalla capacità di inventare, sperimentare e diffondere idee e gesti su vasta scala, condividendole tra le popolazioni dell’intero continente europeo, che a quel tempo ammontavano a qualche centinaio di migliaia di individui. Industrie in selce scheggiata simili a quelle di Fumane si ritrovano infatti dalle regioni atlantiche fino alla pianura russa e attorno al Mediterraneo, associate a diverse specie di animali cacciate.

Negli ultimi anni, lo studio del comportamento degli ultimi neandertaliani e soprattutto degli aspetti non prettamente economici, hanno marcato uno dei picchi di attenzione da parte della comunità scientifica, impegnata a comprendere quali cause possano avere portato alla scomparsa dei nostri “cugini” e alla loro sostituzione da parte dei primi sapiens tra 50 e 40mila anni fa: come si rapportavano le due specie in confronto all’ambiente e le innumerevoli risorse alimentari e non alimentari che offrivano i Monti Lessini e la pianura dell’Adige? Quant’era profondo il grado di conoscenza del territorio in cui si muovevano, degli animali che vi abitavano, dei giacimenti di rocce da scheggiare? Quali sistemi di identificazione adottavano per loro stessi, le proprie famiglie e i membri della società? Gli interrogativi non lasciano dubbi: identificare tra i Neandertal (cioè coloro che hanno abitato Fumane per almeno 50mila anni) comportamenti etnograficamente “moderni”, cioè più prossimi al modo “sapiens” di pensare e strutturare la società, porta inevitabilmente ad interrogarsi sulla loro origine: autoctona o il risultato di interazioni con i primi rappresentanti della nostra specie che colonizzarono l’Europa 41-40 mila anni fa?

Se, da un lato, il confronto con il DNA fossile neandertaliano rivela le tracce di un flusso genico verso i sapiens euroasiatici, dall’altro l’archeologia esclude contatti tra le due forme biologiche. A Fumane, la successione stratigrafica non mostra alternanze tra le frequentazioni neandertaliane e quelle degli uomini anatomicamente moderni, bensì una netta sostituzione dei primi da parte dei secondi, grandi innovatori nell’organizzazione dello spazio abitato, nella scheggiatura della pietra, nella lavorazione dell’osso e soprattutto nell’arte e l’impiego di materiali ornamentali. Le famose pietre dipinte, che si pongono tra le più antiche d’Europa e le centinaia di conchiglie marine perforate suggeriscono per i sapiens una forte attenzione verso l’adorno del corpo o degli abiti e la capacità decisamente performante di comunicare e di trasmettere idee e concetti.

Inquadramento geografico

Grotta di Fumane si trova a 350 metri di quota lungo il Vajo del Roncomerlo nella valle di Fumane, posta nel settore più occidentale dei Monti Lessini, confinante con la valle dell’Adige. I Monti Lessini sono dei rilievi calcarei che si innalzano gradualmente dalla pianura veronese, formando un trapezio che, nel settore settentrionale, culmina con un insieme di altipiani posizionati attorno a 1.600 m di quota. Da queste zone, si dipartono lunghe e profonde valli disposte a ventaglio, limitate da pareti rocciose. Il territorio è quindi ricco e variegato e nel corso del Paleolitico doveva offrire numerose risorse, quando l’economia era basata sulle attività venatorie e sulla raccolta. Inoltre, varie formazioni rocciose offrivano la materia prima per la fabbricazione di strumenti e armature: la selce veniva raccolta sia negli affioramenti, sia tra le ghiaie dei numerosi torrenti. Grotte e ripari sottoroccia costituivano validi ricoveri, sia per gli insediamenti stanziali, sia per i bivacchi organizzati nel corso delle battute di caccia. Frequentati dai Neandertaliani, dalle forme umane che li hanno preceduti e dai sapiens cacciatori e raccoglitori, questi siti consentono di ricostruire la storia del popolamento preistorico grazie a una densità di ritrovamenti che ha pochi equivalenti in Europa.

La grotta si presentava ai piedi di una paretina rocciosa con un’ampia apertura ad arco rivolta a sud e prossima al ruscello che scorreva sul fondo del Vajo, allora inciso meno profondamente di adesso. La sua posizione era strategica ai fini venatori, in quanto prossima al limite tra la prateria alpina (allora estesa da circa 300-400 m di quota verso l’alto) e i boschi di conifere, che occupavano l’area collinare. Ciò consentiva, nell’arco di una giornata, un facile accesso sia ai terreni aperti e agli ambienti rocciosi, dove venivano cacciati stambecchi, camosci, qualche bisonte e vari uccelli, soprattutto gracchi, sia ai boschi di conifere popolati da cervi, megaceri, caprioli, fagiani di monte. L’alta pianura, con gli ambienti paludosi dove si potevano cacciare le anatre, era vicina.